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I FURASTIER
“I FURASTIER”. Da
alcuni anni nel rione S. Andrea dei Lagni della città di S. Maria Capua
Vetere, il cui territorio confina con quello di Macerata Campania, un
gruppo di appassionati hanno costituito un laboratorio di musica etnica
e popolare il cui colore musicale è intrinseco alle suonate dei gruppi
dei bottari.
La musica dei Bottari, affonda le sue origini nella tradizione secondo
la quale i contadini percuotevano con ritmi frenetici botti, tini e
falci, attrezzi impiegati nel quotidiano lavoro nei campi, per scacciare
gli spiriti maligni. Nata come rituale pagano, questa tradizione è
confluita nella festa religiosa di S. Antonio Abate (17 gennaio),
durante la quale vengono costruiti dei carri a forma di barca e decorati
con foglie di palma, a rievocare la traversata via mare per raggiungere
l'Italia dall'Egitto da parte del Santo.
Gli strumenti utilizzati sono botti, tini e falci, usati come
percussioni e scandiscono ritmi processionali, con accompagnamento di
canti tradizionali, legati alla tradizionale coltura della canapa in
terra di lavoro ed in particolare dei “pagus” collegati a Capua antica
(attuale Santa Maria C. V. ) che erano rinomati per l’ottima qualità di
falci e funi da loro prodotte. Anticamente i carri venivano trainati da
buoi o da cavalli (oggi da trattori) ed addobbati con frasche di palme
che facevano da cornice ai “suonatori” di botti, tini e falci sotto la
guida del “capo – battuglia” . Vengono eseguiti ancora oggi il modello
ritmico violento ed ossessivo della "Pastellessa", il modello lento e
cadenzato della "Musica a muorte" o il ritmo della "Tarantella", il
tutto frammisto a canti tradizionali del mondo rurale.
La pastellesse, suggestivo evento che ha storicamente caratterizzato il
folclore maceratese, ha polarizzato l’attenzione la curiosità e la
partecipazione delle comunità limitrofe. Alcuni comuni confinanti hanno
recepito la stessa tradizione e fra tutte e più di tutte Portico dove da
decenni si conserva e si alimenta la stessa tradizione. La motivazione
storica che ne favorì il trasferimento può essere collegata all’evento
politico amministrativo che dal 1 gennaio 1929 al 30 giugno 1946 portò
alla soppressione della provincia di Caserta e alla unione dei due
comuni nell’unico comune di Casalba, dal nome dell’antica frazione di
Macerata Campania, incorporato nella provincia di Napoli.
Successivamente, con decreto n. 192 del 29 marzo 1946, i comuni
aggregati riacquistarono la loro autonomia.
Il giovane gruppo “I furastier”, che dal novembre 2008 è entrato
a far parte dell’Associazione Culturale Agorà di S. Maria Capua Vetere,
nasce attraverso lo stimolo di partecipazione e condivisione delle
tradizioni popolari della “Pastellessa” proprie del comune di Macerata
Campania:
(da: la religiosità e il folclore -Ing. Vincenzo Capuano, dott.sa
Annamaria Capuano;
http://www.omniamaceratacampania.it):
Nella tarda mattinata
della domenica mattina, ultimo giorno della festività di S. Antonio
Abate, tutti i carri si dispongono lungo il corso della via Garibaldi.
Da qui poi partono, uno alla volta, per esibirsi davanti al Comitato dei
festeggiamenti, alle varie associazioni ed autorità, nella piazza al
centro del paese, dove il popolo si raccoglie per assistere
all’esibizione e all’accensione dei fuochi pirotecnici “figurati”. È
questo il culmine della festa: le voci della piazza, la frenesia della
folla, il suono assordante degli strumenti si fondono e rendono questa
esperienza unica e coinvolgente.
Il suono, prodotto con strumenti di evidente cultura rurale ed
artigianale (lavorazione del legno), scandisce arcaici ritmi
processionali, di cui si fa cenno in una recente pubblicazione di un
lavoro edito dall’Associazione “’A cantenella”: il ritmo a “pastellessa”,
il ritmo a “muorte” e il ritmo a “tarantella”. Le botti, le tinelle (i
cupelle ) e le falci (i faucioni), semplici attrezzi da contadino e
prodotti da artigiani locali (i mannesi o maestri d’ascia), diventano,
sapientemente percossi da un gruppo di persone, degli strumenti musicali
che producono ritmi molto caratteristici.
L’esibizione dei carri, la domenica mattina, è il momento finale di una
serie di preliminari che sono i tasselli che formano l’intera “immagine
del carro ‘e Santantuono”, a volte chiamato “ ‘a battuglia ‘e
pastellessa”. Il primo tassello è quello dell’allestimento (preparazione
) dei carri. La “battuglia” dell’anno precedente inizia ad individuare
il percorso preparatorio ed a distribuire incarichi e mansioni. Alcuni
preparano il piano di interventi strutturali e di ampliamento della
superficie di carico del carrello / rimorchio (che poi diventerà il
“carro e ‘ Santantuono”). Altri iniziano a controllare la sonorità di
botti e “cupelle” e ad intervenire con il procedimento della battitura
dei cerchi e delle doghe, nel caso che le botti o le tinelle
risultassero desonorizzate. Altri pensano alla scenografia e studiano
drappeggi, colori, slogan.
Altri ancora si dedicano al problema
musicale, riascoltando le registrazioni dell’anno precedente e decidendo
quali filastrocche scegliere o se proporne di nuove. Tutti questi
interventi mirano a preparare il carro per il giorno della festa. Anche
ora il “carro”è il centro di tutta la manifestazione di religiosità,
oggetto e soggetto centrale di un folclore iniziato moltissimi secoli
addietro! Alla fine dei preparativi il “carro di pastellessa” si
presenta, al di là di addobbi, festoni, catenelle di carta ed altri
ornamenti colorati, sostanzialmente come un grosso carro con dei rami di
palma disposti ad arco con l’effigie di “Santantuono” appesa al primo
arco di palme a significare che l’aspetto folkloristico è motivato
dalla devozione al Santo.”
Il
gruppo “I Furastier” ha scelto il proprio nome per sottolineare da un
lato la sensibilità che si ha nei confronti di una tradizione e una
manifestazione che storicamente si identifica con la comunità di
Macerata e dall’altro lo stato d’animo di chi è consapevole della
responsabilità che si assume nell’inserirsi in un evento culturale che
richiede passione, impegno e rispetto. L’obiettivo del gruppo si
inserisce pienamente in una sezione specifica dell’attività
dell’Associazione che dal 1998 organizza eventi (mostre di attrezzi
agricoli antichi, dimostrazioni di lavorazione della canapa,
riproduzione di antichi mestieri, canti e balli tradizionali) per il
recupero e la valorizzazione delle tradizioni locali e di eventi
culturali collegati a particolari periodi storici (opifices capuani,
ricostruzione di strumenti di torture e di morte del medioevo).
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